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ADDIO GIACINTO


Tutte le volte che guardo questo sito vorrei aggiornarlo, renderlo migliore, vorrei scriverci di più. Per voi, ma soprattutto per me. Oggi mi rendo conto di aver fatto passare troppo tempo dall'ultima volta. Però, almeno, torno a scrivere per amicizia e questo mi conforta. L'ultima volta che l'ho aggiornato è stato quando Gianluca Pessotto ha rischiato di morire. Torno a scrivere oggi che Gianluca è uscito dall'ospedale. Ma la vita è strana, labirintica, così sono qui a salutare un altro amico che invece non c'è più. Giacinto Facchetti se n'è andato. E non è un'espressione di circostanza. E' come se un giorno ci fossimo salutati e lui ha preso una strada, io un'altra senza dirci nulla, convinti di riverderci, un giorno o l'altro. E così sarà. Giacinto era mio amico e questo mi emoziona mentre lo dico. Perchè prima di conoscerlo ero stato un bambino che sgomitava davanti alla tv per vedere la grande Inter di cui lui era uno dei campioni, poi ero stato un giovane giornalista che dava del lei all'importante dirigente, infine ero diventato l'amico con cui dividere una tavola su cui fumava una focaccia al formaggio (di cui era un estimatore) appena sfornata, oppure con cui presentare un libro (era venuto a parlare del mio "Zamora"). Insomma un amico. E quando se ne va un amico c'è poco da fare, poco da dire. Lo si saluta e poi si prega Nostro Signore di fargli fare un viaggio comodo e di trovargli un bel posto dove aspettare quelli che ama. Meglio un viaggio a larghe falcate, come quando Giacinto scendeva sulla fascia e gli avversari si preoccupavano. E i suoi tifosi si esaltavano. Ciao Giacinto, amico mio.


5 Settembre 2006




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