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ONDA SU ONDA
Potrebbe sembrarvi un po' così, un po' sospesa, come una poesia di Ungaretti "si sta come d'inverno sugli alberi le foglie", questa rubrica che s'aggiorna solo prendendo spunto da chi non c'è più. Oppure farci/vi riflettere sul fatto che se ne va gente speciale e che a guardare chi rimane non c'è poi molto da scialare. Il fatto è che è morto Bruno Lauzi. Era piccolo, era grande. Lo avevo conosciuto. Era disponibile, ironico e brillante. E cantava con questa voce fenomenale che si esaltava specialmente con il dialetto. Una delle sue interpretazioni più belle era quella di "o frigidero" in cui il zeneise si sposa col portoghese. Noi genovesi, di città e di riviera, siamo propaggine brasiliana in Europa. Bruno Lauzi mi travolse con Bartali, con Ritornerai, con Amore caro Amore bello, con Genova per noi, che, senza offesa, cantava meglio del suo autore Paolo Conte. Ma soprattutto con "Onda su onda", quasi un manifesto della rinascita, della nuova vita. "Onda su onda il mare mi ha portato qui, ritmi canzoni, donne di sogno, banane lamponi". E mi piace pensarlo così, su un'onda che lo sta portando verso un luogo di delizie, verso una nuova vita. La Vita.
26 Ottobre 2006 |