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TICKET


Da gennaio dovrò pagare il ticket se voglio portare mia figlia a scuola in macchina. Io abito in una zona non da ricchi mentre mia figlia frequenta la terza media in una zona da ricchi. Non sono un fanatico della moda odierna, cioè quella di prendersela con la "casta". Però questo fatto di proteggere la zona dei ricchi, dei potenti, di tutti quelli che hanno la casa in centro - di destra, di sinistra, comunque con le palanche - mi sta un po' qui. Questa del ticket è come quella dei tornelli agli stadi. Noi in Italia risolviamo tutto punendo gli onesti, quelli che stanno al "gioco". Gli altri continueranno a fare i furbi. Piccola parabola. Attorno a dove lavoro, il 1 ottobre del 2001 scattarono le zone blu (a pagamento) e le zone gialle (per i residenti). Per tre mesi sembrò il deserto dei tartari. C'erano più posteggi che auto. Ora non trovi più un posto neanche a pagarlo. Come prima. Non è che la gente all'inizio preferisse non pagare e se ne stava alla larga, mentre adesso paga. I controlli, che i primi tempi erano feroci e asfissianti, col tempo si sono affievoliti. E quelli che non pagano o che mettono il ticket per un'ora e stanno quatto ore sono sono tornati in massa. Hanno calcolato, evidentemente, che le probabilità di venire artigliati si sono ridotte e che, alla fine, un'eventuale multa verrà ampiamente diluita nel giro di un anno. I puniti sono quelli che pagano regolarmente il "gratta e sosta". I puniti siamo sempre noi. Non i ricchi, non i furbi. Tutto ciò è molto malinconico, cara sciura sindaco.
2 Ottobre 2007




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