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NON E' UN PAESE DI VECCHI


Sabato 15 mancherò lo spettacolo, al teatro Nuovo, a cui partecipano tutti e tre i miei figli. Si chiama "Domani è un altro giorno - la veria storia di Rossella O'Hara" lo presenta la "Sam Company" emanazione dell'associazione l'Immagine. Purtroppo devo volare a Palermo per vedere un altro spettacolo, menon emozionate, quello del campionato italiano. Il prezioso biglietto (tutto esaurito) che ho in mano andrà a un'amica. E' un musical a cui partecipano adulti, studenti universitari, liceali, ragazzini delle elementari. Famiglie intere. Mia moglie è una delle scenografe, una delle mie figlie indossa una gonna (forse un po' troppo corta) preparata da una mamma-sarta. Ho seguito il percorso del musical, purtroppo da lontano, ma non senza lasciarmi toccare dall'entusiasmo di tutta questa poderosa combriccola d'umanità che ci ha messo tempo, soldi, fatica, sacrificio senza chiedere nulla in cambio se non il sorriso di chi gli stava accanto, una pacca sulla spalla e, infine, l'applauso del pubblico. Non attraversiamo un bel periodo, dico come nazione, come mondo, ma quando guardo i miei figli, mia moglie e le altre persone, la gran parte delle quali a me sconosciute, che hanno fatto tutto questo già ripagate dal gusto dello stare insieme, penso che domani è un altro giorno solo per chi non sa cogliere anche nell'oggi quello che di buono c'è. Non credete a tutti quelli che descrivono questo come un paese vecchio e triste. Non lo è, malgrado i suoi problemi. Cogliete la speranza appena la vedete passare, basta una piccola cosa, basta un ragazzino di otto anni che canta "John Brown è morto / ma lo schiavo è in libertà / Glory, Glory Alleluja". Fate come me. Non invecchiate.
13 Novembre 2008




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