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ADDIO CANDIDO


Se n'è andato Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta dello Sport. Ho di lui molti ricordi. Ha avuto pregi e difetti, come tutti noi, ma la sua Gazzetta mi piaceva. Ci trovavo, da lettore, tutto quello che mi serviva. Era quello che doveva essere un giornale, un punto di riferimento. E mi piaceva lui. Era come lo descrivevano. Ma io qui, per quello che mi riguarda, voglio ricordare un aspetto del suo carattere, del suo modo di intendere lo sport che mi ha sempre colpito: l'entusiasmo olimpico. Era un vero appassionato, coinvolto nel profondo, entusiasta per ogni gara, per ogni atleta. All'Olimpiade saltava da una prova all'altra, da una palestra a un campo di calcio, da un palazzetto a una piscina. Per ogni atleta aveva una parola, un motto di sostegno. A Pechino lo definii "il nostro vero membro Cio". Confermo. Non ha mai avuto né il fastidio, né la supponenza dei dignitari italiani del Comitato Olimpico Internazionale. Per lui l'Olimpiade era una grande festa, anche questa con le sue luci e le sue ombre, ma pur sempre l'Avvenimento sportivo che più di ogni altro è capace, ancora, di trasformare anche un serio giornalista in un tifoso e di spingerlo a scrivere storie con passione e meraviglia. In un mondo (anche del giornalismo) sempre più povero di entusiasmi, di Candido proprio questo mi mancherà. Ciao direttore, fai buon viaggio.
22 Febbraio 2009




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