|
IL PALLONE E PESSOA, PER MARCO CIRIELLO
Un mattino Manuel Ribeira de Sà prese il tram 25 che scendeva verso il Tago dalle colline di Lapa. Era la vigilia della finale dei Campionati Europei di calcio e aveva deciso di andare al Mosteiro dos Jeronimos. L'anziano giornalista sportivo vi si recava spesso, almeno una volta al mese, per riflettere su quello che rimaneva della sua vita. L'indomani avrebbe scritto per l'ultima volta di calcio. O meglio, ne avrebbe scritto ancora, ma quella era l'ultima volta che avrebbe pestato sui tasti della sua macchina da scrivere - si ostinava a non usare il computer e per questo non aveva futuro - per raccontare un grande avvenimento sportivo. Si sedette al primo piano del chiostro, davanti alla stele dove riposavano le ossa di Fernando Pessoa. Era una giornata portoghese di vento e di limpidezza e l'azzurro del cielo lo prostrava come sempre, aumentando il suo senso d'inadeguatezza. C'erano pochi turisti, alcuni indossavano le magliette di una delle due squadre che si sarebbero affrontate allo stadio da Luz. Manuel Ribeira de Sà non provava più entusiasmo. In quel momento avrebbe voluto creare, come Pessoa, un altro da sé a cui consegnare i suoi pensieri e le sue parole. S'immaginò di essere un altro, di andare alla partita come tifoso, come raccattapalle, come bella donna fasciata dei colori della squadra del cuore. Avrebbe, alla fine, raccontato la partita come qualcosa di privato, agli amici, ai ragazzini con cui giocava a pallone, magari all'amante in uno di quei momenti d'intimità che seguono l'amore. Avrebbe tenuto per sé le sue emozioni e non le avrebbe consegnate a tutti, come facevano i giornalisti. Stava pensando a quello, quando un ragazzino gli si avvicinò. Aveva una maglia da calcio di una delle due squadre finaliste e si sedette davanti alla stele, accanto a lui. Manuel Ribeira de Sà gli chiese: "Vai alla partita domani?". Il bambino scosse la testa. "Non ho il biglietto". "Beh, la guarderai alla tv". "Sì, ma a me piace leggere anche le cronache, rubo il giornale a mio padre". E fece il nome del giornale di Manuel Ribeira de Sà. L'anziano giornalista pensò che, forse, più che cercare un altro da sé, avrebbe dovuto cercare gli altri, quelli che gli vivevano intorno. Magari imparerò a lavorare al computer si disse. Poi si rivolse al ragazzino: "Vuoi un pastel de nata?". "Obrigado, posso averla con la cannella?". Insime si avviarono verso la Pasteleria de Belem, come faceva Pessoa.
domenica 4 luglio 2003, stadio da Luz, ore 19.15 locali
sector C, fila 21, lugar 32
4 Luglio 2004 |