Zamora
«Qui, in azienda, il football è fondamentale. Ogni giovedì
c'è l'allenamento con la partitella al campo dei Tre Pini e poi,
l'appuntamento più importante dell'anno sociale, la sfida
scapoli-ammogliati allo stadio Breda di Sesto. Una cosa grossa, l'anno
scorso c'erano mille persone in tribuna. Invitiamo clienti, una grande festa, un avvenimento. Lei in che ruolo gioca, a proposto?»
«Portiere, qualche volta, tra amici.»
«Zamora Martinez Ricardo, leggendario portiere spagnolo degli anni Trenta. Grandissimo atleta, completo in ogni aspetto del ruolo: impeccabile tra i pali, perfetto nelle uscite, e, soprattutto, dotato di un eccezionale carisma. Lo chiamavano "il divino".»
Il ragionier Walter Vismara ha un problema. Il suo nuovo datore di lavoro, il Tosetto, sarà di certo una brava persona. Però ha una mania, quella per il «folber», e obbliga i suoi dipendenti a strazianti allenamenti, ogni giovedì, in vista della partita dell'anno, la grande sfida scapoli-ammogliati del 1° maggio. Purtroppo a Vismara del calcio non importa proprio nulla, anzi - ma è stato subito nominato portiere titolare della squadra. I colleghi già lo chiamano «il Zamora», come il leggendario portiere del Real Madrid, anche se le sue doti atletiche e agonistiche sono nulle. Il consiglio giusto arriva da sua sorella Elvira, che legge la «Gazzetta dello Sport»: si farà allenare in segreto dal Cavazzoni, ex portiere del Milan e della Nazionale, finito fuori squadra dopo l'amorazzo con una bellissima entraîneuse.
In un'Italia nel pieno del boom economico, tra i caffè del centro e la vita d'ufficio, tra il campetto dei Tre Pini e i palazzoni della periferia, Zamora racconta una strana e grande amicizia e le passioni che può suscitare il gioco più bello del mondo - anche in chi crede di essere del tutto indifferente al suo fascino.
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